GLI “AGITATORI” DI MOVIEMENTU

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GLI “AGITATORI” DI MOVIEMENTU

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Potrebbe essere un bel titolo per un film western o per un “social drama”, e invece è il termine usato ieri da una giornalista di un quotidiano locale per definire i soci di Moviementu, Rete-Cinema-Sardegna, in un articolo in cui si riportava la cronaca della conferenza stampa in cui il Comune di Cagliari e il Presidente della Fondazione Sardegna Film Commission, Antonello Grimaldi, rendevano noti i termini del loro accordo di collaborazione.

Dobbiamo confessare che all’inizio ci siamo rimasti piuttosto male, soprattutto quando i nostri anziani genitori hanno iniziato a dirci “figlio mi’, ma in che guai ti stai mettendo? Qui c’è scritto che siete agitatori!” o cose di questo genere.

Abbiamo pensato: ora la gente crederà che  siamo soliti recarci sotto gli uffici della Regione o della Film Commission con  bombe carta e molotov a chiedere soldi per i nostri film, mentre la dentro si lavora alacremente per il presente ed il futuro del cinema sardo! Occorre immediatamente chiedere una smentita! Chiamiamo la giornalista e le chiediamo una smentita immediata e che ci chieda scusa pubblicamente sulle pagine dello stesso giornale in cui ha usato quella brutta parola per definirci! Noi non siamo agitatori! Noi siamo lavoratori, artisti, tecnici, attori, produttori, ecc.ecc. uniti per chiedere che il cinema venga sostenuto perché diventi una vera industria (sostenibile) per la Sardegna, e per contribuire con il nostro lavoro e con ciò che sappiamo a che ciò avvenga!

Ma poi per fortuna i soci di Moviementu sono gente che pensa, e alla fine siamo arrivati alla conclusione che, in fondo, magari, quella della giornalista è stata una svista. Forse voleva solo dire attivisti, o animatori. In fondo la giornalista ci rende merito, poi, dicendo testualmente ” Moviementu, l’associazione che da tempo chiede la piena applicazione della legge sul cinema e la piena operatività (e indipendenza) della Film Commission”

Quindi siamo sicuri della svista. Ma se anche la giornalista avesse usato quel termine perché era esattamente la parola con cui voleva definirci, in fin dei conti, aveva ragione: siamo degli agitatori.

Agitatori di una palude in cui niente si muove se qualcuno non protesta e non chiede che vengano tenuti da conto gli interessi di chi lavora nel cinema o nell’audiovisivo in Sardegna.

Ieri il Presidente della Film Commission, al terzo anno di mandato ha detto candidamente “finalmente qualcosa inizia a funzionare in questa Film Commission”.

Bene, un po’ tardino, ma meglio tardi che mai.  Siamo contenti che qualcosa inizi finalmente a muoversi. Da un anno lottiamo, fra le tante altre cose, perché ciò che doveva accadere già tre anni fa, e cioè che i comuni della Sardegna divenissero partners della Film Commission, che vi entrassero a far parte,  in modo che la stessa non fosse più semplicemente un organismo della Regione ma una fondazione per lo sviluppo del cinema e dell’audiovisivo in Sardegna, indipendente e operativa, avvenisse. Bene, ora ci siamo più vicini.

Ma di strada da fare ce n’è ancora così tanta…

Dove sono le misure promesse dal Presidente della Regione per stabilizzare e rendere certo e costante il sostegno economico all’industria cine-audiovisiva della Sardegna, sostegno che lui  riconobbe costituire investimento ad alto ritorno e profitto economico per lo sviluppo del nostro territorio?

A che punto è il processo che deve portare la Film Commission ad essere un ente non più dipendente dal solo assessorato alla Pubblica Istruzione, e a diventare “interassessoriale” visto che le sue attività competono agli assessorati al Lavoro, alle Attività Produttive, alla Cultura, alla Programmazione, e al Turismo?

Che fine hanno fatto, dopo sette mesi, i fondi previsti in bilancio per il funzionamento della Film Commission e per i bandi della Legge Cinema?

Perché non sono ancora stati fatti i bandi annuali previsti dalla legge per i cortometraggi, le sceneggiature, i lungometraggi, la distribuzione cinematografica, la formazione, la promozione, i festival e le rassegne?

Perché ancora non hanno avuto inizio i tanto annunciati “Stati Generali del Cinema in Sardegna” che avrebbero dovuto portare tutti gli operatori del settore a costruire insieme alla Film Commission e agli assessorati un quadro generale su cui basare il rilancio, o meglio il vero lancio dell’industria del cinema e dell’audiovisivo in Sardegna?

Dov’è il tavolo per la rimodulazione della legge cinema, per il suo ammodernamento e adattamento anche ai nuovi formati?

Dov’è la filosofia generale? Dov’è il progetto?

Noi aspettiamo, progettiamo, proponiamo e ogni tanto, non ce ne vogliate,

agitiamo pure, che anche le paludi hanno bisogno di un po’ di vento, ogni tanto.