NOVITÀ: IL SEGRETO DELLE CALZE DIARIO DI LAVORAZIONE – 1 – LA GENESI

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NOVITÀ: IL SEGRETO DELLE CALZE DIARIO DI LAVORAZIONE – 1 – LA GENESI

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IL SEGRETO DELLE CALZE – DIARIO DI LAVORAZIONE

Nicola Contini, documentarista, filmmaker e montatore, ci manda la prima puntata del diario di lavorazione di un interessantissimo lavoro che sta girando in Cina. Grazie Nicola!” DA NON PERDERE

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1 – LA GENESI

Yiwu, Maggio 2015

 

Il segreto delle calze (prodotto dalla torinese EIEFILM e dalla cinese D&N Culture Media e sostenuto dalla televisione franco tedesca ARTE, MEDIA e dalla Toscana Film Commission) è un film documentario in fase di realizzazione che racconta la storia di Emilia ed Angiolo, due operai specializzati nella produzione delle calze da donna che, dopo la crisi del settore in Italia e la conseguente chiusura della loro azienda, decidono di emigrare in Cina.

Soggetto

Una scelta difficile: percorrere al contrario la rotta dei migliaia di lavoratori cinesi verso l’Italia, decidendo di emigrare in Cina dove costruirsi un’altra opportunità, tra l’altro fatta ad un’età (Emilia ed Angiolo partono nel 2005, a sessant’anni) in cui l’energia e il desiderio di mettersi alla prova di solito vengono a mancare e verso un paese di cui Emilia ed Angiolo sanno poco o nulla, e che anzi è da loro visto con diffidenza dopo il fallimento della loro attività in Italia. Oggi, alla soglia dei 70 anni, i nostri protagonisti devono fare una scelta definitiva: dove costruire il futuro della loro famiglia?

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Da una parte, Emilia ed Angiolo sanno benissimo che la vita in Cina è difficile: loro stessi pensano di essere due alieni, qualunque cosa facciano, dal parrucchiere come dal fruttivendolo; il contrasto tra il loro modo di fare e la società cinese è evidente e, a tratti, drammatico.  Dall’altra, sempre e comunque il lavoro. I Fattori hanno sempre lavorato sodo e il lavoro è per loro la motivazione profonda di tutte le scelte di vita. E solo in Cina, riflette ad alta voce Emilia, i suoi figli potranno andare avanti nella vita; solo in Cina ci sono le possibilità per crearsi una posizione attraverso il lavoro. Non come in Italia, ormai destinata ad un declino irreversibile, secondo la visione pessimistica di Emilia.

 

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L’iter produttivo

Il segreto delle calze, oltre al documentario in sé, rappresenta, per molti aspetti, un percorso produttivo che tanti film del nostro vituperato genere devono affrontare per vedere la luce.

Un percorso che è iniziato nel 2010 allorquando io e Federico Fattori stendemmo una prima bozza del soggetto. Successivamente, grazie all’appoggio della Paofilm di Marilisa Piga abbiamo potuto partecipare ed essere selezionati agli ITALIAN DOC SCREENINGS 2010 di Firenze per partecipare alle Pitch session e agli one-to-one meetings con i più importanti buyers televisivi internazionali. Gli IDS sono una meta ambita per i documentaristi italiani. Una delle poche vetrine che consente di far incontrare i registi e produttori italiani con i commissioning editor di BBC, ARTE, ZDF, RadioCanada, ecc, in grado di cambiare il destino produttivo di un film. All’epoca, il nostro, si rivelò però ancora acerbo per i gusti europei. Era necessario affinare di più la storia, descrivere i nostri protagonisti nel loro ambiente… nel loro strano ambiente, vedere con i loro occhi le fabbriche dove andavano a lavorare, vedere le reazioni degli operai al loro toscano gridato e tradotto approssimativamente in una lingua che né Emilia né Angiolo erano in grado di decifrare…. Occorreva, in una parola, andare a Yiwu.

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Yiwu, la città in cui sono emigrati i coniugi Fattori è “…la città cinese più importante del pianeta per la produzione mondiale di beni a basso costo. Sulle mappe cinesi, o nelle guide, non è segnata. Yiwu però non è solo la città più ricca della Cina. Per gli economisti della Banca Mondiale è ormai la più importante del pianeta. Fino a vent’anni fa era un villaggio tra le risaie e i campi di grano, nel delta dal fiume Yangzi: centomila contadini poveri dello Zhejiang, seminati a sud del lago Tai, che Marco Polo ha descritto come “il paradiso”. Una sola gloria: qui è nato l’uomo che ha tradotto il Manifesto in mandarino. Oggi conta oltre due milioni di abitanti, immigrati da tutta la nazione e da cento Paesi.Attorno a queste preziose “vetrine globali” si distendono i capannoni. Qualche milione di operai, lavorando a ciclo continuo a non più di un’ora dal luogo della vendita, producono all’istante ciò che il grossista chiede.

Oltre gli stabilimenti, sconfinati dormitori, tutti uguali, anonimi e distinti da numeri. A chiudere il cerchio, i terminal per le spedizioni: più in là, binari, autostrade, canali che conducono al Mar Giallo. Qualsiasi articolo interessi, previo anticipo del trenta per cento in contanti, viene consegnato ovunque e in qualunque quantità entro due settimane, senza costi aggiuntivi.A Ywu risulta evidente il compiuto trasferimento da Occidente a Oriente del baricentro economico del mondo, l’impossibilità di resistere delle strutture commerciali europee, e dei vecchi distretti industriali, concepiti nel secolo concluso” (così il quotidiano La Repubblica di qualche anno fa raccontava Yiwu in un lungo reportage del giornalista Visetti).

….continua.

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