IL POSTINO SUONA, LA REGIONE NON RISPONDE

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IL POSTINO SUONA, LA REGIONE NON RISPONDE

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Dieci giorni fa, come associazione che rappresenta una parte rilevante della filiera cine-audiovisiva della Sardegna, abbiamo mandato via pec una lettera ufficiale al Presidente della Regione Sardegna, all’assessore alla Cultura, a quelli al Turismo, all’Industria e al Lavoro, nonché per conoscenza alla Fondazione Sardegna Film Commission, per chiedere delle semplici delucidazioni in merito all’operazione di finanziamento della serie tv “Dott. Pietro”, le riprese dei cui esterni si stanno svolgendo in queste settimane a Sant’Antioco, Carloforte e dintorni. La richiesta puntava a conoscere – per trasparenza e per conoscerne i termini – quale fosse la delibera con cui la somma era stata assegnata (500.000 euro) e quale fosse l’accordo o protocollo siglato con la produzione in merito all’eventuale richiesta di una percentuale obbligatoria di spesa sul territorio isolano rispetto al finanziamento ottenuto, e all’assunzione per le riprese sul territorio di maestranze tecnico artistiche sarde o residenti in Sardegna.

Alla nostra civile richiesta, in dieci giorni, non è succeduta la benché minima risposta da parte di nessuno dei sei uffici destinatari. Per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno inviare oggi una comunicazione di richiesta informazioni direttamente alla Responsabile per la Trasparenza della Regione Sardegna.

Questo il testo:

“OGGETTO:  richiesta di informazioni relative al finanziamento RAS alla serie TV dal titolo “Dottor Pietro”

Avendo appreso dai giornali del consistente finanziamento (500.000 euro) che la Regione Sardegna ha ritenuto opportuno accordare alla casa di produzione Lux Vide per la realizzazione in territorio isolano delle riprese della serie TV  “Dottor Pietro”, in rappresentanza dei soci di Moviementu Rete Cinema Sardegna (associazione che raccoglie 150 soci facenti parte della filiera cine-audiovisiva) le scriviamo la presente per richiedervi cortesemente il testo della relativa delibera, che non riusciamo a trovare nel sito della RAS.  Vorremmo inoltre sapere che tipo di contratto o protocollo è stato siglato tra la regione Sardegna e la casa di produzione soprattutto per sapere se sia stato stilato un qualche accordo che preveda l’assunzione, da parte della casa di produzione, di una predeterminata percentuale di personale specializzato tecnico artistico sardo o residente in Sardegna nonché se sia stata concordata con la casa di produzione una percentuale di spesa obbligatoria sul territorio rispetto al finanziamento accordato. La informiamo inoltre che abbiamo già inviato questa richiesta alla Presidenza della Giunta Regionale e agli assessorati competenti in materia Cultura, Turismo, Lavoro e Industria e per conoscenza alla Fondazione Sardegna Film Commission ormai dieci giorni fa  senza, ad oggi, aver ottenuto risposta. Proprio per questo ci siamo decisi a ricorrere al suo ufficio al fine di ottenere le delucidazioni desiderate.”

 

PER CHIARIRE: MOVIEMENTU NON SI OPPONE ASSOLUTAMENTE AL FINANZIAMENTO DI SERIE TELEVISIVE COME QUESTA, che possono portare ritorno d’immagine, turismo, conoscenza delle peculiarità del territorio, economia e lavoro. Chi conosce Moviementu e le azioni portate avanti dall’associazione fin dall’inizio sa benissimo che il lemma dell’associazione è “IL CINEMA E’ UN’INDUSTRIA SOSTENIBILE”, che crediamo quindi che sia sostenibile e vada sostenuto in ragione del suo potere di volano economico per i territori, delle sue possibilità occupazionali e dell’importanza che ha per la crescita culturale della Sardegna, e che per questo crediamo profondamente nell’importanza del sostegno, in quella di avere una legge quadro come quella che abbiamo e nel ruolo fondamentale che dovrebbe avere la Film Commission soprattutto per quanto riguarda attrattività e promozione. Crediamo anche però che la sostenibilità non sia semplicemente questione di sostenere finanziariamente i progetti, occorre anche far si che quelli che si sceglie di finanziare siano davvero sostenibili e secondo noi lo sono solo se coinvolgono realmente anche e soprattutto le specifiche figure professionali locali e dando reale occupazione anche allo scopo di far crescere la filiera tutta.

Riteniamo quindi fondamentale:

che ogni operazione di finanziamento pubblico che abbia a che vedere con un settore già regolato, come quello cine audiovisivo, debba sottostare a delle regole di evidenza pubblica sia quando passano attraverso dei bandi periodici, sia attraverso iniziative una tantum e eccezionali;

che le operazioni di questo tipo debbano essere pubblicizzate non solo dal punto di vista propagandistico con conferenze stampa ma, anche, in modo altrettanto evidente e visibile, da quello formale e della trasparenza con la pubblicazione immediata degli atti relativi nei canali ufficiali dell’amministrazione;

che ogni euro pubblico debba ricadere sul territorio anche in termini di crescita della filiera cine audiovisiva regionale, e quindi che a fronte di finanziamenti sostanziosi debba essere assicurata l’assunzione di una congrua percentuale di maestranze tecnico artistiche sarde o residenti in Sardegna, e che debba essere richiesta una forte percentuale di spesa sul territorio rispetto al finanziamento ottenuto.

Si tratta in fondo delle stesse regole che deve soddisfare chi partecipa ai bandi regolari della Legge Cinema o ai bandi “ospitalità” della Film Commission, oltre che regole seguite da tutte le film commission e i film board d’europa.

Ci dispiace particolarmente la non risposta da parte dell’istituzione alla lecita richiesta di chiarimenti e tutele da parte di cittadini e lavoratori di un’intera filiera dell’economia della Sardegna ( e quindi, di conseguenza, ai cittadini della Sardegna tout court, nel momento in cui una parte importante di un’intera categoria gli si rivolge).

Delle istituzioni accorte dovrebbero, oltre che semplicemente e doverosamente rispondere alle richieste di chiarimenti da parte dei cittadini, saper cogliere l’occasione per un dialogo, per un chiarimento e per un miglioramento di ogni azione specifica nell’interesse della cittadinanza e non, invece, snobbare i cittadini nel momento in cui chiedono di sapere a quali regole sia stato chiamato ad attenersi chi ha ricevuto un ingente finanziamento pubblico.

Bisognerebbe guardare più film, e pensarci su, ogni tanto. I film, come i libri, hanno molto da insegnare. “La poesia non è di chi scrive ma di chi se ne serve” diceva con falsa ingenuità il meraviglioso postino di Neruda interpretato dal grande e compianto Massimo Troisi. Ebbene: le lettere dei cittadini all’amministrazione dovrebbero essere di chi se ne potrebbe servire per migliorare i rapporti con la cittadinanza e la trasparenza e la fiducia, e non dei cittadini che le hanno scritte.

Continuiamo ad attendere una risposta.

Marco Antoni Pani,

presidente per Moviementu Rete Cinema Sardegna