LA GRANDE FOTOGRAFA E DOCUMENTARISTA CECILIA MANGINI DA DOMANI IN MOSTRA AL MUSEO DEL COSTUME DI NUORO

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LA GRANDE FOTOGRAFA E DOCUMENTARISTA CECILIA MANGINI DA DOMANI IN MOSTRA AL MUSEO DEL COSTUME DI NUORO

Importante mostra al Museo del Costume di Nuoro. Gli scatti della grande documentarista italiana Cecilia Mangini, oggi novantenne, sarano esposti a Nuoro in una mostra che verrà inaugurata domani 21 settembre 2017  alle 18,30.

Solo dopodomani, 22 settembre, poi,  sarà possibile vedere proiettati alcuni documentari realizzati dalla Mangini in Sardegna.

Chi è Cecilia Mangini (fonte ISRE)

Nata nel 1927 a Mola di Bari, da padre pugliese e mamma di Firenze (dove la famiglia si trasferisce quando Cecilia ha sei anni), è la prima donna documentarista in Italia del dopoguerra. Con i suoi film e corti non fiction, è sempre andata oltre censure e stereotipi, ponendo l’obiettivo, per esempio, sulle ultime tracce di rituali contadini e fede popolare, i ragazzi di periferia, raccontati con Pasolini, la vita in fabbrica ieri e oggi, la condizione della donna tra lavoro e famiglia. Debutta nel documentario nel 1957, con Ignoti alla città (1958), ispirato a Ragazzi di Vita di Pasolini: la cineasta, per il suo racconto di ragazzi di borgata, dopo aver cercato il numero nell’elenco telefonico, telefona allo scrittore e gli chiede di scrivere un testo per il film. Pasolini, dopo una visita in moviola, accetta.

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Il corto viene censurato dal ministro Tambroni, con l’accusa di istigazione all’immoralità, ma è l’inizio di una collaborazione tra Pasolini e la regista, che si rinnoverà per Stendalì (Ancora suonano) del 1960, tratto da Morte e pianto rituale di Ernesto De Martino, su un canto sacro funebre in dialetto greco delle donne di Martano, in Salento, e La canta delle marane (1962), dove torna fra i ragazzi di vita.
A fine anni ’50 Cecilia Mangini incontra l’uomo della sua vita, che diventa suo marito e compagno d’arte, Lino Del Fra (scomparso nel 1997) con cui realizza, tra gli altri, firmando insieme la regia, All’armi siam fascisti!(del 1960, co-diretto anche da Lino Micciché), su antefatti e conseguenze del regime di Mussolini; e da coautrice della sceneggiatura opere come Fata Morgana (1961), Leone d’oro a Venezia, Antonio Gramsci – I giorni del carcere (1977), Pardo d’oro a Locarno, Comizi d’amore ’80 (1982) che a vent’anni dal film di Pasolini torna a indagare sul rapporto con il sesso e la famiglia in Italia. Tra le costanti del lavoro di Cecilia Mangini, c’è anche lo sguardo sulla vita in fabbrica, da Essere donne, racconto sulle difficoltà quotidiane delle operaie, a Tommaso (1965), e Brindisi ’66, sull’impatto della Monteshell in città.
Nel suo documentario più recente, che la riporta alla regia dopo circa 40 anni, In viaggio con Cecilia (2013), realizzato con l’amica e allieva Mariangela Barbanente, appare il passato con il drammatico presente dell’Ilva di Taranto. Per lei infatti “il documentario è una necessità, perché ci mette in condizione di pensare al nostro oggi, di collegarlo al passato e proiettarlo verso il futuro”.

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