Resoconto emozionale di una bella assemblea

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Resoconto emozionale di una bella assemblea

“La sala era piena e non bastavano le sedie”, così ha sintetizzato Marco Antonio Pani, il presidente, la giornata di sabato 8 marzo.

La riunione di Moviementu conferma ancora una volta il senso di tutto, la ragione per cui questa associazione  è nata: il desiderio di stabilire dei criteri certi, delle regole, certe, accettate e condivise. Far sì che la legge funzioni, migliori, diventi uno strumento capace di dare alla nostra piccola industria sostenibile le gambe per guardare verso il futuro, per generare posti di lavoro nella grande fabbrica della creatività della nostra isola.

 

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Di questo parleremo venerdì prossimo sempre a Bauladu con il presidente della Film Commission Antonello Grimaldi e con  Gianni Cesaraccio del consiglio di amministrazione. Ciò che  è successo l’anno scorso non deve più accadere, dobbiamo guardare alla possibilità concreta di ricreare una commissione al di sopra delle parti e dei piccoli, possibili e sempre  in agguato conflitti di interesse. Una questione di opportunità, di buon senso, ragionevole se crediamo che la legge veramente sia lo strumento migliore a nostra disposizione per far  ripartire le nostre produzioni.

 

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Il dibattito  è stato molto animato, molti hanno voluto parlare, molti hanno voluto testimoniare, uno dei temi che  è emerso  è una “certa” criticità nei rapporti con la direzione della film commission. Un tema caldissimo, di stretta attualità, al quale molti hanno dato il contributo con le loro esperienze  individuali, c’è un lungo elenco di cose che  non vanno bene, e queste cose andranno sottolineate nella sede giusta. Sulla questione  molte le opinioni e quasi univoche le proposte per  una soluzione:  la continuità potrebbe generare il rischio di ulteriori criticità, la discontinuità rappresenterebbe un cambiamento radicale forse necessario.

 

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Il dibattito  è stato interessante, aperto,  pieno di buon senso, nessuna volontà di liquidare ciò che  è accaduto con semplici formule, ma ragionamento. La questione  è questa: la Film Commission  è stata gestita nel migliore dei modi, ci sono stati problemi? Ci sono soluzioni possibili?  Non  è emersa una soluzione, semmai la volontà di affrontare  il problema con il  Presidente. Abbiamo la forza per essere contrattuali, e quindi la possibilità di essere ascoltati. Con Grimaldi si deve discutere, si devono porre  i problemi e proporre le soluzioni senza attenderle come qualcosa che cada dall’alto.

 

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Siamo una realtà forte e abbiamo fatto un lavoro importante, anche a  livello politico negli scorsi mesi, una sorta di opposizione culturale ai limiti politici della gestione di Milia e compagni. Abbiamo sottolineato le disfunzioni, soprattutto i limiti della macchina burocratica, la solitudine nella quale  è stata lasciata la direttrice del SFC, ma anche le sue difficoltà a mostrare  una capacità di ascolto che di  per sé avrebbe rappresentato almeno un valore, capacità di ascolto che è quasi sempre mancata. Qualcuno con una battuta molto felice  ha detto che abbiamo fatto molto di più noi gente del cinema con i nostri prodotti per la FC di quanto la FC abbia fatto per  noi. Ciò che appare evidente  è che la FC  è sempre apparsa a cose fatte, nel momento dei festival  o nelle occasioni pubbliche,  più difficile  è stato apprezzare  un lavoro che certamente esiste, ma che rischia di rimanere sotterraneo e quasi autoreferenziale perché a questo lavoro manca la parte più importante del confronto con le tante realtà che compongono il nostro arcipelago professionale.

Non sarà semplice trovare soluzioni, e come al solito si va all’incontro con Grimaldi, per l’ennesima volta, con un lungo elenco di cose che non funzionano, aspettando finalmente la stagione futura, speriamo imminente, delle soluzioni, delle certezze, dell’impegno certo, della continuità, dello sguardo rivolto al futuro.

Fra le tante cose si è discusso di una questione  molto importante come quella relativa alla percentuale del fondo destinato al cinema da riservare alla produzione, l’opinione comune  è che questa percentuale debba riservare  il settanta per cento alla produzione e  il rimanente trenta a tutto quello che al cinema  è connesso come festival, rassegne e formazione. Alla fine della giornata si  è anche creato un gruppo di lavoro per discutere di questo problema e di tanti altri aspetti della nostra piattaforma.

 

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Abbiamo anche visto il risultato nella forma del  teaser prodotto da un nostro “gruppo di lavoro” capitanato da Emanuela Bertocchi, e Gianluca Nieddu,  titolo “Terzo tempo”, un bel  “futuro” documentario sul rapporto fra  il cinema e  il territorio. Usando il film di , Paolo Zucca  (un altro socio di Moviementu) “ L’Arbitro” come esempio di ciò che  il cinema potrebbe rappresentare sul piano delle opportunità di lavoro per il territorio, per la nostra isola, o per i nostri artisti e per le nostre maestranze. Un teaser interessante e ben girato che attende di  essere sviluppato. Qui il dibattito  è stato lungo e  interessante. Cosa può fare la nostra associazione per  aiutare  i ragazzi a finire  il loro lavoro,  è giusto che la nostra associazione si trasformi in produttore associato di lavori come questi, che sono nati proprio su impulso dell’associazione? Molte le proposte dell’assemblea la più interessante quella di far partire  un fundraising, con una sorta di lettera di “calda raccomandazione” di Moviementu, firmata da tutti i soci che sostenga l’avventura produttiva dei ragazzi,  avventura che potrebbe usare tutti i canali possibili di finanziamento offerti dalle strutture nazionali e regionali e da possibili sponsor privati.  La discussione intorno al lavoro di questo gruppo al termine della serata ha virato, non senza qualche  salutare tensione, su aspetti produttivi e su temi quasi filosofici, diverse visoni del lavoro, tutte valide e perfettamente legittime: due visioni del mondo che si  è scoperto alla fine, devono sempre trovare  un punto di contatto e sono costrette a dialogare.