Un incontro con il mondo della cultura

PRIMA BATTAGLIA VINTA: la finanziaria 2014 finanzia nuovamente la legge cinema.
16 Gennaio 2014
Resoconto emozionale di una bella assemblea
9 Marzo 2014

Un incontro con il mondo della cultura

Il due febbraio siamo stati, con una nutrita delegazione, all’incontro del candidato alla Presidenza della Regione Sardegna Francesco Pigliaru con i rappresentanti del mondo della cultura isolano. Erano previsti vari interventi di rappresentanti di associazioni e imprese culturali e artisti. Per noi di Moviementu ha esposto Enrico Pau e per chi fra di voi volesse conoscere il contenuto del suo intervento potrà leggerlo alla fine di questo breve comunicato.

Le parole d’ordine della serata sono state: cultura come sviluppo, necessità di continuità del finanziamento, necessità di programmazione pluriennale, necessità di organizzazione dell’intero settore culturale, studio e rispetto delle peculiarità dei progetti culturali, norme chiare e molta trasparenza.

 

Siamo sotto elezioni, è vero, e non potevamo aspettarci se non promesse. Dobbiamo dire però che tutti noi che eravamo in sala abbiamo apprezzato, da parte del candidato, il lancio di un’idea molto interessante, ovvero quella di creare una base di finanziamento congruo e stabile attraverso un meccanismo che porti al settore cultura nel suo complesso una percentuale annuale fissa dell’IRPEF. Oltre a questo, Pigliaru ha sostenuto la necessità di mettere immediatamente mano alle regole per renderle più snelle e più certe, ma del tutto trasparenti e puntuali, e anche questo è apprezzabile. Ora non resta che da sperare che se viene eletto, dia corso agli impegni precisi che ha preso quest’oggi con il mondo della cultura.

Noi proseguiamo il nostro lavoro di sensibilizzazione. Martedì una delegazione incontrerà la candidata di Sardegna Possibile, la scrittrice Michela Murgia. Anche lei a suo tempo fu informata sui contenuti della nostra piattaforma, ora sentiamo cos’ha da dirci lei, poi lo riferiremo puntualmente ai nostri soci. Del candidato del centro destra Ugo Cappellacci non v’è ancora notizia. Gli abbiamo fatto pervenire la nostra richiesta per un incontro ma per ora, non abbiamo avuto risposta. Entro la settimana, comunque, invieremo la nostra piattaforma a tutti e sei i candidati alla presidenza, in modo che a nessuno sfuggano i problemi del settore cine-audiovisivo e le nostre proposte/richieste di soluzione. Ecco il discorso di stasera, letto da Enrico Pau, regista e membro del direttivo, in rappresentanza di Moviementu rete-cinema-Sardegna. “Mi vergogno un po’, ma il titolo di questo breve intervento è: La cultura, ovvero le merendine del Mulino Bianco. Voglio cominciare infatti con le merendine del Mulino Bianco perché sono un bel paradigma del rapporto che i sardi hanno con la cultura. Non c’è bed and breakfast, nella mia esperienza di viaggiatore locale presso numerosi b&b, in cui la mattina non si faccia colazione con le fette biscottate del Mulino Bianco. Se chiedi un biscotto sardo ti guardano come se fossi matto, se ti avventuri a chiedere poi un po’ di miele, di quello buono, che magari producono a cento metri dalla tua stanza, anche lì vedrai occhi roteanti. La prendo alla larga come vedete. Le merendine sono più comode, sono già impacchettate e chi se ne fotte della cultura alimentare, dei chilometri zero, dello slow food. Sono tutte cazzate. Deve essere per questo che dovendo scegliere fra il cinema sardo e un bel reality, quelli di Sardegna Promozione, quindi il Presidente Cappellacci, quindi i suoi impiegati, non hanno avuto dubbi. Meglio il Mulino Bianco, meglio un bel Sweet Sardinia, meglio un bel mulino Mediaset formato Costa Smeralda. Vedete è un riflesso condizionato: se è già confezionato, incellophanato, è più comodo, magari costa lo stesso, magari costa anche un po’ di più, ma vuoi mettere l’abitudine? L’antica tradizione del Mulino Bianco ? E poi la sensazione di togliere il cellophane? Il rumore, la consistenza? Che c’entra la cultura dirà qualcuno a questo punto? Chiedetelo a noi del cinema, anzi chiedetelo a me che ora parlo a nome di Moviementu Rete Cinema Sardegna. Vedrete che il Mulino Bianco c’entra. Per arrivare a incellophanare il reality farlocco in giro per le cartoline della Sardegna, hanno tenuto per tre anni il cinema sardo alla fame, tutto questo per raccogliere un misero 0,7 per cento di share su una rete invisibile. Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, ma questa è veramente grossa come quella ancora più esilarante di destinare 200.000 al premio Rodolfo Valentino, una farloccata televisiva, per fortuna abortita, destinata a rinforzare l’immagine, ormai sbiadita dal tempo, del grande attore pugliese presso le popolazioni sarde delle coste e dell’interno.

Intanto gli stessi assessori e direttori generali che hanno affamato il nostro cinema in questi tre anni, erano sempre in prima fila ad accompagnare i nostri film o documentari ai festival di Venezia, a Berlino, a Roma, a Torino, con tutta la loro corte di funzionari.E nei ristoranti di Venezia, di Torino, di Berlino nessuno, mi risulta, ha mangiato le fette biscottate del Mulino Bianco e nessuno, questo è certo, ha mai dormito in un bed and breakfast. Mi scuso con quelli che mangiano le fette biscottate del Mulino Bianco e mi scuso anche con Antonio Banderas, ma la cosa oggi va così. Questa metafora delle fette biscottate funziona anche per l’agricoltura, per la filiera agroalimentare di qualità, , trascurata e dimenticata dai nostri astuti governanti, come il cinema sardo, , ma trovo che il Mulino Bianco vada benissimo per questa storia della cultura, è la stessa cosa. Per restare in tema: alle nostre domande, in questi ultimi tre anni, in questi sette mesi di battaglie di Moviementu, ci hanno sempre risposto come avrebbe fatto Marie Antoinette: che mangino brioches, ovviamente quelle del Mulino Bianco!! Hanno risposto così a quello che proponevamo: una cosa semplice e di buon senso, da fare con poco e subito: l’idea, il sogno di un’isola, La Bella Addormentata, che improvvisamente si libera, si sveglia dal suo incantesimo e scopre la sua vera natura, la sua vera ricchezza, la sua possibilità di vivere con piccole, felici, geniali, inaspettate, e per questo più belle, industrie sostenibili. Abbiamo coniato questo slogan per il cinema INDUSTRIA SOSTENIBILE, ma vale per TUTTA la cultura caro Pigliaru, un’isola che non incellophana più niente, ma che tira fuori dal forno, calde, croccanti le sue idee, le sue location, i suoi sogni, le sue storie, le sue visioni, le sue musiche, i suoi tecnici, i suoi attori, i suoi artigiani del cinema, fragranti teatri aperti ovunque. Un’isola che coccola i suoi musicisti, i suoi scrittori, le loro narrazioni, la loro capacità sublime di raccontare i luoghi delle nostre cento identità. Perché la grande scoperta di questi ultimi venti anni caro Francesco è che l’identità non è una sola.

E’ una rivoluzione quella che è in atto in questi ultimi venti anni a cui la politica non ha saputo dare una risposta, se non alzando le spalle, se non ignorando, guardando in cagnesco, come un nemico chi ha coltivato questi sogni, queste idee, queste narrazioni, chi ha coltivato il pubblico, come si coltiva un giardino che regala frutti meravigliosi. Il pubblico, la ricchezza, l’indotto, i soldi moltiplicati. Il pane caldo ! Avevano ragione il gatto e la volpe: se semini un euro nel campo della cultura ne spuntano almeno sei. Voi della politica, fatevi un giro, andate a chiedere ai fornai di Gavoi, ai ristoratori di Torregrande, agli albergatori di Cagliari, ai contadini di Berchidda, ai pescatori di Sant’Anna Arresi, e l’elenco potrebbe continuare, chiedetegli: volete che quei pazzi della cultura tornino qui l’anno prossimo? Chiedeteglielo. Risponderanno di si. So che tu Francesco Pigliaru che sei un economista prestato alla politica queste cose le sai, lo hai dimostrato anche la scorsa settimana nell’incontro che hai voluto dedicare a noi di Moviementu, in cui ci hai ascoltati, e lo devo dire, sapevi già molte delle cose di cui parlavamo. Però, forse, è giusto qui sottolineare una cosa che non si può più non dire. I rapporti fra la cultura e la politica sono difficili. Questi ultimi quindici anni, destra o sinistra, questi ultimi quindici anni sono stati un dialogo fra sordi e muti a tutti i livelli . Regioni, provincie, comuni. Noi che facciamo cultura siamo sempre in prima linea quando si avvicinano le elezioni, forse perché abbiamo un certo glamour, siamo toghi, alcuni sono anche carini, altri hanno carisma, molti, e forse questa è la cosa più importante, hanno pubblico, hanno l’attenzione della società civile, forse è per questo che quando arrivano le elezioni gli artisti tornano di moda. Dopo le elezioni l’oblio. E’ successo troppe volte, continua a succedere. Dopo il lungo ramadan, nella prossimità delle elezioni, con l’ultima finanziaria della notte, anche il cinema ha avuto quasi tre milioni di euro, appena sufficienti a dire il vero. Però c’è un piccolo problema, è successa una roba alla Silvan, alla Houdini, i tre milioni del cinema sono scomparsi dai nove del teatro e della musica, col rischio di farci guardare in cagnesco dagli amici del teatro, e questo non va bene, perché noi, quelli che fanno cultura, in fondo ci vogliamo bene, amiamo le sinergie e ci meritiamo di essere trattati come gente matura, responsabile, come gente che produce ricchezza vera e non solo intellettuale. BASTA CON QUESTA BALLA CHE SOSTENERE LA CULTURA SIA ASSITENZIALISMO, siamo noi che assistiamo quest’isola da anni, siamo noi che nel momento di massima crisi economica e morale dell’isola abbiamo trasmesso all’esterno un’immagine della Sardegna nuova e pulita. Siamo noi che gli diamo speranza per il futuro, che proponiamo un modello virtuoso di crescita economica sostenibile ! LO DICONO TUTTI GLI STUDI DI SETTORE, noi siamo la vera ricchezza di quest’isola, basta con le industrie pesanti e le trivellazioni, basta con il consumo del territorio, basta con il cemento. Ed è per questo che finalmente ci meritiamo una cosa importante, che, chiunque vinca, nel posto da Assessore, nei ruoli cardine degli uffici che regolano il settore della cultura e delle industrie culturali, a differenza di ciò che è accaduto troppe volte nel passato, destra o sinistra fa lo stesso, siedano persone competenti o almeno volonterose, delle figure che sappiano di cultura, ma anche di economia, che sappiano ascoltare, che sappiano sognare con noi, che abbiano anche qualche visione, perché noi abbiamo le visioni Francesco, perché noi sappiamo come si fa, e siamo talmente folli che le nostre consulenze sono gratuite, e forse è per questo, perché sono gratis, che non vengono mai ascoltate. Noi lo sappiamo che se si semina la sera, in quel campo della cultura, l’indomani mattina, all’alba, Pinocchio raccoglie qualcosa, e non saranno le fette biscottate del Mulino Bianco.”